Tanato-prassi, tanato-estetica e l’estetista dei defunti

tanato-prassi

Fin dai tempi degli Egizi, la cura del corpo del defunto è una pratica presente in tutte le culture. L’importanza di pulire, disinfettare e “comporre” la salma è legata tanto alla cultura quanto a pratiche igieniche ben precise. Oggi, la composizione del corpo del defunto è affidato alle agenzie funebri e agli obitori – per i decessi in ospedale – e si può annoverare tra i servizi cimiteriali a Roma e non solo, ovviamente. Un’evoluzione della mera composizione della salma è la tanato-estetica e la tanato-prassi, ovvero l’arte di “truccare” il defunto in modo da preservarne l’aspetto nelle migliori condizioni durante la fase di commiato in camera ardente e per eliminare deturpazioni provocate da traumi o ferite.

Differenze tra tanato-prassi e tanato-estetica.

La tanato-prassi non è ancora consentita per legge in Italia e consiste in vere e proprie pratiche di imbalsamazione temporanea e conservazione dei corpi, mentre la tanato-estetica è antesignana e consiste semplicemente nel make-up del defunto senza ulteriori interventi sul corpo. Esistono trucchi appositi da utilizzare sui defunti, tra le tecniche più evolute si contempla anche l’impiego dell’aerografo.

Cos’è la tanato-prassi?

Il termine deriva dal greco e significa letteralmente “trattamento del defunto”. La pratica consiste nella cura igienica per la conservazione del corpo dopo la morte. La professione di tanato-prattore – sebbene emergente – è molto richiesta e le sue competenze devono essere multidisciplinari (chimica, anatomia, psicologia). Si tratta di un lavoro che si svolge, in realtà, a beneficio dei vivi affinché i parenti abbiano un ultimo ricordo del defunto meno traumatico e più gradevole poiché lo vedono come era da vivo, colorito e con un’espressione quanto più serena e priva dei segni più impressionanti della morte. Il tanato-prattore deve essere anche molto delicato e garbato sia nel trattare la salma che nel rapportarsi con i familiari. Il profilo del tanato-prattore deve, però, anche essere capace di separare le proprie emozioni dal lavoro che svolge.

Uno dei motivi per cui la tanato-prassi non è legiferata in Italia riguarda l’impiego di determinante sostanze chimiche ritenute inquinanti una volta avvenuta l’inumazione o la tumulazione. Infatti, i trucchi che si utilizzano non sono gli stessi che si applicano sulla pelle dei vivi: poiché la morte produce un’acidificazione dei tessuti e l’evaporazione dei liquidi è necessario usare sostanze come la formaldeide o ceroni speciali, soprattutto nei casi di incidenti stradali o di malattie degenerative in cui è necessario coprire i segni di ematomi. In ogni caso la tanato-prassi non va confusa con l’imbalsamazione perpetua – vietata in Italia, ma praticata diffusamente negli Stati Uniti – perché la tanato-prassi è un metodo di conservazione temporanea che permette al corpo del defunto di mantenersi per 10-15 giorni prima della sepoltura e a determinate condizioni ambientali.

Cos’è la tanato-estetica

La tanato-estetica comprende tutte quelle manovre necessarie a rendere la salma “presentabile” ai familiari e in particolare:

  • Vestizione della salma,
  • Pulizia;
  • Tolettatura;
  • Rasatura.

Prima della vestizione è necessario praticare anche una specie di ginnastica dolce per sciogliere i legamenti irrigiditi nel rigor mortis. La prima fase della toilette prevede la detersione del corpo del defunto, poi si procede all’attenuazione di alcuni fenomeni post mortem come le ecchimosi, l’ipostasi, le piaghe da decupito attraverso una specifica cosmesi mortuaria. Infine, si deve procedere al tamponamento degli orifizi per impedire la fuoriuscita di liquidi e umori organici. Nei casi più complessi si può ricorrere a degli interventi ricostruttivi, purché siano limitati e non compromettano l’identificazione della salma e la fisionomia originaria. Per diventare tanato-estetista esistono appositi corsi di specializzazione.