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Demografia e Altro

Abitanti 1.700 circa
Densità 182,80 abitanti/Km²
Superfice 9,48 Km²
Altitudine 382 m s.l.m.
Santo Patrono Sant'Agostino
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Agosta

Storia

Foto di AgostaSi dice che Agosta abbia le proprie origini nel lontano II secolo, come villaggio che ospitò gli uomini che lavorarono alla costruzione degli acquedotti, nei pressi delle sorgenti dell'acqua marcia. I territori di Agosta furono abitati dagli Italici, dai Latini e dai Romani che esaltarono l'importanza della zona dopo aver scoperte le sorgenti d'acqua che servivano per rifornire Roma.

I monaci di San Benedetto assunsero la guida civile della Valle dell'Aniene ridando ordine a tutti i paesi che si erano venuti a creare sulle colline della valle molti decenni dopo la caduta dell'Impero Romano. Nel periodo che va dalla caduta di quest'ultimo alla gestione dei benedettini, il territorio visse secoli di abbandono, di attacchi barbari e gli acquedotti romani caddero in rovina. Merito da attribuire ai monaci è indubbiamente l'educazione delle popolazioni alle nuove tecniche agricole e la protezione dei popoli dalle angherie dei barbari.

In un documento di Papa Giovanni XVIII dell'anno 1005 viene affermato che lo stato pontificio concedeva un casale che si chiamava Augusta con l'intero monte, dove si stava costruendo un castello. La concessione viene poi confermata 10 anni più tardi dal nuovo pontefice Bendetto VIII. Ma sarà papa Leone IX il 31 ottobre 1051 ad assegnare alla giurisdizione dell'abate di Subiaco il casale Augusta e la sua fortezza.

Nel corso di tutto il medioevo gi abitanti del castello, sotto la giurisdizione dell'abate di Subiaco si dedicarono soprattutto all'agricoltura, alla pastorizia e all'artigianato. Negli anni che vanno dal 1145 al 1176 ci fu un periodo di lotte e contrasti tra il signorotto di Agosta, Filippo, nipote dell'abate Pietro IV ed il suo successore. La guerra durò fino all'anno 1176. Dopo questo periodo così tormentato il Castello di Agosta poté finalmente godere di un secolo di pace. Qualche secolo dopo, con la fine dello Stato della Chiesa, il castello di Agosta fu annesso al Regno d'Italia divenne Comune e prese ad essere governato da un Consiglio Comunale, presieduto da un Sindaco e da una Giunta Municipale.

Ancora oggi è possibile vedere i resti del Castello Medievale fatto costruire nel 1051 dai monaci sublacensi. Con la torre e le sue tre porte d'ingresso: la porta della Chiesa, che è la principale; la porta di Santa Maria e la porta secondaria "degliu Cancillittu".

Il 31 dicembre 1900 Agosta fu servita da una linea ferroviaria, che da Mandela giungeva fino a Subiaco, il servizio rimase in vigore fino al 1933, mentre i binari vennero rimossi solo nei primi anni '40. Il servizio del treno fu sostituito con una autolinea della ditta Bona di Roma. Nel 1913 fu costruito ad Agosta il primo acquedotto, che all'inizio alimentava solo le due fontane, che si trovavano una al Rione Castello e l'altra nel Rione la Porta.

In occasione del primo conflitto mondiale furono richiamati alle armi circa 800 agostani che partirono, per difendere il territorio della Patria. Dei combattenti 26 restarono sul campo di battaglia.

Il 27 gennaio 1924 giunse ad Agosta l'energia elettrica.

Fra il 1922 ed il 1926 la società dell'Acqua Pia Antica Marcia ricondusse a Roma le acque della Sorgente della Mola, con l'intenzione di captare acqua anche dall'ultima fonte a disposizione di Agosta che si trovava vicino al Santuario della Madonna del Passo. Ne scaturì una vera e propria rivolta. Il paese fu assediato da carabinieri e da forze militari, venne imposto il coprifuoco, ma la popolazione di Agosta ebbe la meglio. Qualche anno più tardi, però, dimenticata la contestazione essa fu captata senza nessuna rivendicazione da parte della popolazione.

In occasione della Seconda Guerra Mondiale, Agosta fu per nove mesi stretta nella morsa dell'occupazione tedesca, subendo ripetuti bombardamenti Anglo-Americani, rastrellamenti, ma per fortuna non si ebbe alcuna deportazione. Pagò il suo tributo di sangue per la liberazione della Patria con il sacrificio di 5 delle 15 vittime, che il 26 maggio 1944 furono barbaramente trucidate a Madonna della Pace dalle inferocite orde naziste, costrette dalla sconfitta alla ritirata.


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