Quando Roma diventò una città e una potenza militare e politica, cominciò a combattere gli Etruschi. Quando gli Etruschi furono costretti a ritirarsi verso nord lasciando uno spazio libero (dal VI-V sec. a.C.) in questa zona, giunsero i Volsci, provenienti dall’entroterra (la valle del Sacco). Essi occuparono la pianura pontina mescolandosi alle popolazioni etrusche e latine preesistenti e fecero di Velletri (di importanza strategica perché dava accesso a una delle vie di transumanza), Anzio, Satrico, Astura i capisaldi della loro occupazione.
Nel IV sec. a. C. (328) i Romani riuscirono a sconfiggere i Volsci e Velletri diventò, prima colonia e poi, nel III sec. a. C., municipio romano.
Dei Volsci ci rimane solo una lamina di bronzo del IV a.C. rinvenuta nel 1784 con un’iscrizione di quattro righe. Si tratta di una legge sacra che contiene il nome della dea Declona, una divinità citata per l’unica volta, e dei due magistrati che l’hanno emanata Egnatus Cossutius figlio di Seppius e Marcus Tafanius, figlio di Gaius. La lamina è conservata a Museo Archeologico Nazionale di Napoli e costituisce una testimonianza di grande interesse per lo studio della lingua volsca.
Numerose le testimonianze di età romana presenti nel territorio veliterno. Tra questi, di grande rilievo sono i resti delle ville dove i patrizi romani, proprietari di terreni. trascorrevano le loro giornate estive lontano dalla capitale dell’Impero. Dalla topografia dei luoghi e dalle testimonianze di antichi storici si presume inoltre la presenza di ville di imperatori e di personaggi rilevanti, protagonisti della storia di Roma.
Queste vaste e fastose ville, di cui oggi non sono rimasti che pochi resti, generalmente erano costituite da una pars urbana (cioè la parte residenziale), una pars rustica (la parte produttiva con gli alloggi degli schiavi, la residenza del fattore, gli impianti per la produzione dell’olio e del vino, le scuderie e i magazzini), una pars fructuaria (luogo dove si trovavano i dolia interrati, grandi orci di terracotta, che contenevano e conservavano i prodotti del raccolto).
Da un censimento effettuato alcuni anni fa risulta che nel territorio di Velletri vi erano probabilmente, in età romana, oltre trenta ville rustiche di grande estensione.
Oltre alle ville e alle fattorie, anche i percorsi viari nell’antichità avevano particolare importanza, specialmente quelli che permettevano di collegare un territorio con un altro e consentivano traffici commerciali. Tra questi tracciati a lunga percorrenza, il più importante e significativo fu senza alcun dubbio la via Appia, costruita nel 312 a.C., che per un lungo tratto passava nel territorio veliterno; molto importanti erano anche l’antica via Ariana, che da Velitrae che si allacciava alla via Latina e portava verso il territorio interno della valle del Sacco, e la via Mactorina, che collegava Velletri e Satrico.
Durante i lavori di restauro dell’ex seminario sono stati raccolti ex voto del tempio arcaico ceramici e metallici la maggior parte dei quali realizzati tra il V e il II secolo a.C. Tra essi un frammento di una putina o “anforetta del viaggiatore” con iscrizione della seconda metà del III secolo a.C. PUTINA CEIZRA ACIL cioè “opera di Ceizra” attualmente esposta a Nemi, nel Museo delle Navi Romane.
In località Capanna Murata, la CISTERNA di CENTOCOLONNE è sepolta una grandiosa costruzione a pianta rettangolare di m 41 x 23,60, alta m 4,92 sorretta da 32 pilastri disposti su quattro file.
Situata lungo il tracciato dell’Appia antica, fino al 1982 sembrava isolata nella campagna e non se ne capiva la funzione. Quell’anno (nonostante il vincolo archeologico apposto sull’area) il terreno su cui è ubicata è stato oggetto di uno sbanco edilizio che, oltre a sfondare la volta della monumentale costruzione, ha messo in luce resti di una villa, solo in parte interessata dal successivo sondaggio di scavo promosso dalla Soprintendenza.
Nelle vicinanze, in località CIVITANA un’altra cisterna, anch’essa in prossimità dell’Appia antica, sorge su una terrazza artificiale di m 120 x 120. A pianta rettangolare di m 25,80 x 11,60, databile al periodo adrianeo, è realizzata in opus reticulatum e ricorsi di mattoni. In questa zona è stato ritrovato nel 1979 il sarcofago strigilato attualmente al Museo Civico.
L’area in contrada SAN CESAREO, luogo in cui era edificata la villa degli Ottavi, è ritenuta la casa abitata dall'imperatore Augusto.
è l’unica villa romana del territorio veliterno che sia stata sottoposta a scavi metodici in occasione del bimillenario augusteo. Della grandiosa villa, costruita su tre terrazzamenti in tre diversi periodi (repubblicano, imperiale e cristiano), non rimane alcuna traccia mentre è ancora in buone condizioni la cisterna di età repubblicana.
La zona, nonostante il vincolo, è stata lottizzata per cui la cisterna è oggi inglobata in un’abitazione privata e non accessibile.
Particolarità di questa cisterna, delle dimensioni di m 15,05 x 13,20 divisa in tre navate, sono i pilastri che sostengono archi ogivali a sesto molto acuto, unico esempio conosciuto della loro utilizzazione nel mondo romano.
Nel 1930 Lugli mise in luce un battistero cristiano ricavato da un ambiente termale con condutture d'acqua e resti di un monastero medioevale. La conferma della trasformazione da luogo pagano a cristiano è avvalorata dal toponimo in cui il culto cesareo è trasformato in memoria del martire cristiano.